diritto - Aprile 2004 - Internet governance

A chi il timone?


Nel recente incontro romano dell’Icann è emerso uno dei temi più spinosi per il futuro della Rete. Chi governerà lo sviluppo di Internet?


Lo scorso marzo l’Icann o Internet Corporation for Assigned Names and Numbers si è riunito – per la prima volta – in Italia, a Roma. Dagli incontri è emerso uno dei temi centrali per lo sviluppo di Internet, che potrebbe produrre importanti cambiamenti normativi e legislativi. La questione è semplice: a chi spetta il controllo e il governo della Rete?

Finora Icann ha svolto un ruolo decisivo, grazie allo scettro del potere che detiene, cioè il governo dei domini – di fatto, il governo della Rete. L’associazione si ritrova sotto il tiro incrociato di diverse lobby e scuole di pensiero. Da una parte è criticata per essere troppo poco rappresentativa delle istanze di base – quelle degli utenti-realizzatori di Internet. Dall’altra è sotto il tiro incrociato delle grandi multinazionali e delle imprese private. L’ultima tegola è la citazione in giudizio da parte di Verisign (società che gestisce i database dei domini .com e .net per conto di Icann) per rivedere i termini contrattuali e in particolare il controllo che Icann può esercitare sulle scelte imprenditoriali nella gestione. Ma non è finita. I governi nazionali sono sempre più invadenti riguardo a Internet. Rivendicano soprattutto la possibilità di regolare l’attività della rete per quanto riguarda i temi della sicurezza, della privacy, del digital divide e altro. I singoli Paesi già esercitano il normale potere legislativo e giudiziario, come normale che sia. Ma questo non basta. È stata l’Onu, attraverso la sua agenzia International Telecommunication Union, a farsi carico di affrontare questi argomenti. Quando l’agenzia sarà in grado di produrre la sua analisi – comprensiva probabilmente di suggerimenti e soluzioni - si potrà assistere al primo vero scontro di potere.

Come si intuisce, la questione è particolarmente delicata, soprattutto per quanto riguarda interessi collettivi, nazionali o sovranazionali, che Internet mette in gioco. La posizione ufficiale del governo italiano è quello di non interferire con lo sviluppo della Rete, intervenendo soltanto per questioni di rilevanza nazionale. Ma è proprio questo il busillis. Infatti, sono proprio i temi borderline quelli che saranno contesi maggiormente, dalla pedopornografia online alla privacy, al peer to peer contrapposto al diritto d’autore.

Intanto, da marzo sono state introdotte anche significative novità nella gestione dei nomi di dominio. Alcuni mantainer europei (di Germania, Austria, Svizzera e Liechtestein), infatti, hanno annunciato la possibilità di inserire fino a 92 caratteri non ASCII nel DNS (ora sono possibili soltanto le 26 lettere dell’alfabeto inglese, il trattino e i numeri da 0 a 9). Si tratta perlopiù di lettere accentate e di caratteri particolari in uso in quei Paesi. I mantainer, peraltro, hanno auspicato di essere seguiti in questa linea anche dalle altre autorità di registrazione nazionali. In attesa di vedere come procederà la registrazione con queste nuove possibilità, si riaffaccia subito lo spettro di nuove battaglie legali sull’uso dei marchi nei nomi di dominio. Un accento è sufficiente a denotare un marchio e un’attività diversa?
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