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Ottobre 2004 - Lavoro (1)

Dai Co.Co.Co. al lavoro a progetto


La riforma Biagi del mercato del lavoro entra nel vivo: spariscono i Co.Co.Co., nascono nuove forme di contratto. Una rivoluzione per tutti, anche per le imprese su Internet.


Con l'ultima settimana di ottobre spariscono (quasi) definitivamente i Co.Co.Co.: sopravviveranno soltanto in pochi apparati esclusi dalla riforma Biagi (per esempio le PA e altre poche realtà particolari) e per certe categorie professionali (per esempio i giornalisti, e in generale i professionisti iscritti a un albo). Per tutti gli altri, finisce un'era. Negli ultimi anni, ogni azienda praticamente ha avuto almeno un contratto di questo tipo al suo interno. Da questa settimana, appunto, non ci saranno più. Se qualche azienda ancora ha in essere rapporti di lavoro di questo tipo, molto probabilmente (a meno che non rientri nelle casistiche di cui sopra) è fuori legge, e deve quanto prima regolarizzare la sua posizione. Con questo piccolo ma a suo modo straordinario evento, diventa operativa la riforma globale del mercato del lavoro.

Una premessa essenziale

Non vogliamo dare consigli o indicazioni precise caso per caso: per questo è bene sentire il proprio consulente di fiducia. Infatti, numerosi sono i dubbi e i quesiti ancora aperti secondo molti avvocati e giurislavoristi. Cerchiamo però di dare uno sguardo riepilogativo sulle principali novità, inevitabile punto di partenza per capire qualcosa del nuovo mondo del lavoro.

Fine dei Co.Co.Co.

Le collaborazioni coordinate e continuative non hanno più valore. Nate per dare occasione d'inserimento nel mercato del lavoro in maniera pratica e veloce, senza molti costi per le aziende, negli ultimi anni i contratti Co.Co.Co. si erano trasformati in moltissimi casi in veri e propri sostituti dei tradizionali contratti a tempo indeterminato. Per questo il legislatore ha ritenuto di dover ricondurre a un disegno più preciso queste forme di contratti, cancellandole e sostituendole con i contratti di lavoro a progetto.

Il lavoro a progetto

I rapporti di lavoro devono ora essere riconducibili a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso, determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato. Il fatto che si possano individuare più progetti per il quale il lavoratore è chiamato a prestare la sua opera potrebbe aprire nuove zone grigie nel rapporto di lavoro: di fatto il lavoratore potrebbe essere spostato da un progetto all'altro secondo le esigenze produttive. Attenzione, però, alla formulazione del contratto. Infatti, per quel che concerne la forma del contratto, essa deve essere scritta e deve contenere l'indicazione di vari elementi: i contenuti della collaborazione, la durata, la retribuzione e le modalità di pagamento. In caso di violazione o inottemperanza di queste condizioni, i rapporti di collaborazione saranno considerati rapporti subordinati a tutti gli effetti (subordinati, ma non necessariamente a tempo indeterminato). In caso di malattia, infortunio o gravidanza, il contratto viene sospeso, senza corresponsione di compenso, ma anche senza decadere.

Cosa si intende per progetto?

Attorno a questo interrogativo, gli esperti ancora dibattono. Il Ministero ha dato la sua definizione in una circolare dello scorso gennaio. Il progetto "consiste in un'attività produttiva ben identificabile e funzionalmente collegata ad un determinato risultato finale cui il collaboratore partecipa direttamente con la sua prestazione". E aggiunge che "il progetto può essere connesso all'attività principale o accessoria dell'impresa". In sostanza, sembra di poter interpretare che il progetto debba essere connesso alle attività dell'impresa, con un elemento di coordinamento con l'organizzione del committente. Non può essere estraneo all'attività dell'impresa, quindi, anche se il termine "accessoria" utilizzato dal legislatore lascia ampi margini alla discrezionalità del committente stesso. È il caso, per esempio, della comunicazione o della realizzazione di siti Internet, adattabili come accessori in tutti i tipi di aziende.

Le applicazioni del contratto a progetto

Il collaboratore può avere più committenti (a meno che non sia esplicitamente espresso nel contratto), mentre il committente può ricorrere anche più volte in un anno allo stesso collaboratore, a patto di individuare per esso un preciso progetto di lavoro. Non può quindi essere considerato come progetto un lavoro ripetitivo, in cui si mette a disposizione una forza lavoro senza un preciso riferimento per la sua chiusura (non necessariamente temporale). Alcune situazioni sembrano sulla linea tra progetto e tempo indeterminato: un aggiornamento costante e periodico delle pagine Web sembra non rientrare in questa categoria di contratto; al contrario, una revisione sporadica del sito oppure la sua prima realizzazione e quindi un successivo aggiornamento (non costante) rientrerebbero nei contratti a progetto. Un tecnico d'assistenza hardware o software non potrebbe essere inserito in azienda con un contratto a progetto, ma potrebbe essere chiamato con questa modalità - anche a più riprese - per esempio per aggiornare la rete o l'intera struttura informatica.
Come si vede, i dubbi possono essere molti, e forse solo l'esperienza d'applicazione di questo contratto li potrà chiarire definitivamente.

Nuova modalità

Pur essendo state previste dalla riforma Biagi numerose nuove forme contrattuali, quando si parla di Co.Co.Co. ci si riferisce quasi esclusivamente al lavoro a progetto. Perché questo? Perché in sostanza, il lavoro a progetto non è un contratto diverso dai precedenti Co.Co.Co. ma semplicemente la modalità di realizzazione di quelle collaborazioni. La vecchia normativa sui Co.Co.Co., a causa delle sue zone d'ombra, era aggirato in circa il 90% dei 2,3 milioni di Co.Co.Co. registrati a settembre. Ora questo non sarà più possibile.

L'elemento tempo

Detto questo, ormai dovrebbe essere sufficientemente chiaro capire i suoi possibili ambiti d'applicazione. Rimane da considerare un aspetto peculiare del contratto a progetto: la variabile tempo di lavoro. Il tempo di lavoro è irrilevante ai fini dell'esecuzione della prestazione. Questo significa, prima di tutto, che non potranno esistere contratti a progetto "a ore". In secondo luogo, è il collaboratore che risponde del tempo di lavoro - nelle modalità concordate con il committente. Cioè può definire orari di lavoro al di fuori di uno schema rigido ed unilateralmente determinato dal committente. Il committente potrà stabilire - per contratto - fasi di avanzamento lavoro e step di controllo vincolanti, ma non potrà imporre un certo impiego del tempo di lavoro al collaboratore. In una circolare, il Ministro del Lavoro ha chiaramente espresso che "l'interesse del creditore è relativo al perfezionamento del risultato convenuto e non, come avviene nel lavoro subordinato, alla disponibilità di una prestazione di lavoro eterodiretta". Il collaboratore, quindi, agisce in piena autonomia decisionale rispetto all'impiego del tempo di lavoro, fatti salvi i controlli stabiliti a contratto per l'avanzamento del progetto.

La retribuzione

Chiarito questo aspetto del tempo di lavoro, sembra evidente che la retribuzione non può essere in alcun modo legata al tempo impiegato per rendere la prestazione. Il corrispettivo sarà legato alla natura del progetto, al risultato previsto, alle capacità del collaboratore e alla durata prevista del progetto (cioè il termine del progetto). Se il collaboratore finisse il suo lavoro prima del termine previsto, comunque, la retribuzione fissata gli andrebbe corrisposta per intero. Se al contrario andasse oltre, sarebbe passibile di eventuali esclusioni del corrispettivo pattuito, a patto che siano menzionate esplicitamente nel contratto. Il termine stesso potrebbe non essere stato individuato nel contratto stesso, rimandando la decisione di individuarlo successivamente, alla conclusione del progetto. Ma la retribuzione deve comunque essere stabilita all'inizio.
Il trattamento Irpef è assoggettato a scaglioni e assimilato al lavoro dipendente. Il trattamento pensionistico prevede l'iscrizione alla gestione separata dell'Inps (Inps 2) con aliquote vicine al 19% (dal 17,80 al 18,80 in base al reddito, ma dovrebbe poi essere armonizzata al 19% nel corso di pochi anni).
Se invece sussistono iscrizioni ad altri fondi previdenziali obbligatori o se sono titolari di pensione indiretta o di reversibilit´┐Ż i collaboratori sono sottoposti a un'aliquota del 10%. Il committente deve versare i 2/3, il lavoratore il restante terzo.
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