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Maggio 2007 - Giovani e Web

Europa lontana per i giovani italiani


I giovani italiani sono indietro nelle tecnologie rispetto ai pari età europei. E il distacco dall'America è enorme in termini di approccio al mercato, anche se forse si apre qualche spiraglio.


Una recente ricerca condotta dall'istituto di statistica europeo Eurostat getta un'ombra sulle generazioni future italiane: nel confronto con i pari età europei, gli under 24 nazionali escono con le ossa rotte. La popolazione italiana è destinata ad invecchiare sempre più e i giovani usano poco e male il Web, con competenze informatiche generali insufficienti a competere col resto del continente, il livello di scolarizzazione è il più basso, il tasso di disoccupazione ai primi posti in Europa.

Il quadro di riferimento

L'indagine di Eurostat, presentata in occasione del Forum dei giovani nell'ambito dei festeggiamenti per il 50° anniversario della firma dei Trattati per l'Unione Europea, ha coinvolto i 27 Stati dell'Europa allargata.
Un primo dato è relativo alla percentuale di giovani rispetto alla popolazione totale. L'Italia si ferma al 24,5 per cento, ben sotto la media europea del 28,6 per cento. Se si considerano solo gli under 15, siamo gli ultimi in Europa. Se non interverranno fattori positivi, le previsioni Eurostat calcolano che nel 2050 il numero di giovani italiani scenderà sotto la soglia del 20 per cento.
Anche nel livello di scolarizzazione, l'Italia non ne esce bene: i ragazzi diplomati tra i 20 e i 24 anni sono soltanto 73 su 100, rispetto a una media del 77,4 per cento. In stretta relazione con questo dato, emerge il risultato relativo al lavoro: in Italia è disoccupato più di un giovane su 5 (il 20,1 per cento), contro la media europea del 16,8 per cento. Inoltre la percentuale di giovani che studia e lavora in Italia è del 25,8 per cento, ultima in assoluto, contro una media europea del 36 per cento.

Indietro nelle sfide tecnologiche

Da questo quadro d'insieme non esaltante, anche il rapporto con l'informatica e la Rete non dà segnali positivi all'Italia: le ragazze e i ragazzi italiani sfiorano la maglia nera in Europa, con un tristissimo 55 per cento di accessi ad Internet almeno una volta la settimana, percentuale che ci pone appena un gradino più in alto di Bulgaria, Grecia e Malta. La media europea si attesta al 73 per cento, con risultati altissimi nei paesi nordici, nel Benelux, in Germania e, a sorpresa, nei Paesi dell'ex blocco sovietico (Estonia, Lituania e Lettonia).
Ancor peggiore è il risultato nazionale rispetto all'utilizzo, la conoscenza e la familiarità con il computer, i suoi strumenti e le sue potenzialità: solamente il 32 per cento dei giovani italiani può infatti essere considerato veramente esperto di informatica e Internet (la media europea è 39 per cento). La quota di chi fa compere sul Web si ferma ad un misero 8 per cento, contro una media europea del 26 per cento, con picchi notevoli in Germania, Svezia e Regno Unito (tra il 40 e il 50 per cento).

Generazioni tecnologiche?

Nel mondo sempre più informatizzato e globalizzato sapere utilizzare bene il computer e Internet non sarà solo importante: da qui passa già ora e passerà sempre di più in futuro la prospettiva di uno sviluppo competitivo del sistema-Paese, in termini di aziende e mercato, di scuola e ricerca, di democrazia e partecipazione. Le conoscenze informatiche e più in generale tecnologiche definiranno ancora di più le gerarchie mondiali, e l'Italia sta forse perdendo l'occasione di restare agganciata al resto d'Europa. Il rischio è quello di ritrovarsi con una diffusa carenza di alfabetizzazione informatica o comunque con un utilizzo e conoscenza generica e superficiale degli strumenti tecnologici.

Il digital divide in casa

Mentre nel nostro Paese si sta ancora procedendo a rilento per portare la banda larga ovunque, in Lettonia e in Estonia i ragazzi possono collegarsi alla Rete in modalità wireless su autobus di linea o treni pendolari. Proprio questo dato dovrebbe allarmare: Paesi che fino a poco tempo fa venivano considerati appena sopra il terzo Mondo, in realtà hanno conosciuto un exploit incredibile riguardo l'innovazione tecnologica ed oggi stanno ponendo le basi per essere autorevoli concorrenti nello sviluppo e nei mercati. Il nuovo digital divide che si profila all'orizzonte non riguarda più la semplice possibilità d'accesso a Internet, ma il suo utilizzo avanzato, per fare e-business, accedere ai servizi del pubblico e del privato, creare valore e sviluppo. E in tutto questo il ruolo dei giovani è fondamentale per non restare indietro.

I motivi del ritardo

In Italia, Internet ha ancora una valenza troppo ludica: è il mezzo per scaricare musica, condividere momenti di svago e intrecciare relazioni interpersonali. In questo, i giovani italiani non sono diversi dai loro coetanei europei. Ciò che sembra mancare è lo scatto verso l'altro uso, più responsabile e avanzato della Rete: altrove il Web rappresenta l'accesso alla conoscenza per milioni di giovani, che online colgono l'occasione per restare informati, aggiornarsi, lavorare e acquistare. Nonostante i tentativi, anche la scuola non sembra essere riuscita a far passare questo messaggio, e sicuramente non l'aiutano i media tradizionali, pronti a dipingere il Web come un luogo pittoresco, a volte divertente a volte pericoloso, ma raramente come uno strumento di sviluppo e crescita.

Un mercato non a misura di giovani

Del resto tutta l'Europa, nei confronti del Nord America, per esempio, già paga un ritardo culturale nell'approccio alle tecnologie come risorsa. Gli spazi per i giovani creativi sono pericolosamente ristretti, anche a causa di un mercato poco attento all'innovazione e alla concorrenza. Le più grandi società tecnologiche al mondo, Microsoft e Google, hanno mosso i primi passi grazie alla genialità dei loro creatori, ma anche grazie a un modello imprenditoriale che favorisce il mercato, le idee e le innovazioni. In Europa, e in Italia in particolare, si privilegia ancora il capitale.

Le risposte da un venture capital

Qualcosa però si sta muovendo: stanno infatti nascendo strutture a sostegno dall'innovazione e della creatività sul modello dell'americana YCombinator, un venture capital che ha trovato, sponsorizzato e favorito la nascita e l'ascesa di nuove imprese tecnologiche giovani (con relativi ritorni economici). Il venture capital investe soldi nei talenti, mettendo a disposizione il capitale di partenza, e i successivi ricavi della nuova azienda (in percentuale dal 6 al 10, di solito) vengono destinati al finanziatore. Ora questo venture capital sbarca in Europa aprendo YEurope, con sede a Vienna e puntando proprio sul mercato tecnologico. Da luglio a settembre, i migliori otto progetti che perverranno all'attenzione del venture capital potranno godere di un finanziamento di partenza per sviluppare la propria idea e lanciare lo start-up. Un modello che in passato in Europa non ha attecchito completamente. Lo scenario sta per cambiare?
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