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Marzo 2007 - Information Architecture

L'inventario dei contenuti


Nella creazione di un sito, in una fase di restyling o anche solo di controllo sulla qualità di pagine Web esistenti, una procedura fondamentale è l'inventario dei contenuti, premessa indispensabile all'organizzazione del contenuto e all'architettura dell'informazione.


Attraverso le tecniche e le metodiche dell'architettura dell'informazione si cerca di realizzare siti Web usabili da parte degli utenti e soddisfacenti gli obiettivi dichiarati del sito. L'organizzazione delle informazioni, però, non può prescindere da una fase analitica iniziale che mira a identificare con certezza (o comunque nel modo più certo possibile) alcune caratteristiche generali del sito. In questa fase preliminare di analisi si colloca il content inventory, l'inventario, la catalogazione dei contenuti. Questo procedimento mira a portare a conoscenza effettiva tutto il contenuto pre-esistente, eventualmente indicando anche le linee di sviluppo contenutistico su cui lavorare.

Un catalogo reale

Pur essendo un concetto fondamentale nel passaggio dall'idea di sito alla realizzazione del sito, l'inventario dei contenuti non è un'astrazione e non può rimanere tale. Ciò significa in poche parole che il catalogo dei contenuti deve essere fatto realmente, e non deve restare solo nella testa del progettista incaricato di sviluppare il sito. Si tratta di redigere un elenco ragionato di contenuti esistenti (e dei possibili sviluppi), in un'ottica collaborativa e aperta a tutte le figure che hanno o che potranno avere interessi nella gestione del sito. Alcuni strumenti specialistici per la gestione del contenuto Web o per la creazione di siti evoluti mettono a disposizione tool appositi. In realtà è sufficiente un foglio di calcolo come Excel e una buona visione d'insieme dei problemi di creazione di un sito.

Gli scopi

L'inventario dei contenuti, non è uno strumento fine a se stesso o utile solo per avere una parvenza di sistematicità nel proprio lavoro di progettazione. Si tratta invece di uno strumento utilissimo per andare a delineare le strategie di sviluppo complessivo del sito. Poter catalogare in maniera organica e intelligente il contenuto a disposizione (e gli eventuali buchi) permette di trovare le relazioni esistenti tra i vari tipi di contenuto e di conseguenza permette una prima organizzazione a livello macroscopico del materiale con cui lavorare. Dal content inventory, in pratica, si estrapola il primo nucleo di organizzazione contenutistica del sito.

Come realizzare l'inventario

Nel caso del foglio di lavoro bisogna organizzare il contenuto esistente secondo alcune etichette predefinite per i campi. È evidente che il discorso può essere traslato a qualsiasi composizione effettiva del catalogo (da una tabella a una raccolta fisica!). Alcuni campi, però, sono irrinunciabili.
•  L'argomento - definisce una prima classificazione del contenuto. Se le idee non sono ancora sufficientemente chiare rispetto alla totalità del contenuto a disposizione, si può optare per una scelta più neutra, come l'associazione di alcune parole chiave.
•  La tipologia - comunicato stampa, articolo di giornale, documento interno all'azienda, commento, avviso e via di seguito. Le immagini e le parti grafiche vanno trattate catalogandole nello scopo per cui sono nate, tenendo presente una categoria generica (per esempio, immagine generica).
•  Il formato - sia rispetto al tipo generico di documento (immagine, testo, infografica, grafica per esempio) sia rispetto all'estensione del formato elettronico (doc, jpeg, xls...).
•  L'autore - con riferimento alla qualifica interna o esterna all'azienda (e magari anche alla persona reale).
•  Il target - a chi è destinato quel particolare contenuto? Pubblico generalista, professionista, dipendenti o collaboratori ecc. Il livello può essere anche più definito (per esempio pubblico generalista - donne - neomamme).
•  L'importanza - l'importanza del contenuto va valutata soprattutto rispetto al target, ma si ricordi che in una fase preliminare è difficile poter dare una valutazione pertinente e oggettiva. Ci si può limitare a macrogiudizi: alta, media, bassa. Sarà comunque sufficiente a stabilire una prima scala gerarchica per le informazioni.
•  L'attualità - il contenuto è ancora attuale o è superato? Necessita di un aggiornamento sostanziale o formale? Si può introdurre un breve commento per spiegare la valutazione fatta, magari in stretta collaborazione con chi ha prodotto il contenuto o con chi vi ha avuto a che fare finora.
Poiché si tratta di uno strumento operativo, è utile ricorrere il meno possibile a commenti e frasi, limitandosi a utilizzare poche parole codificate, in modo da avere una valutazione uniforme nei campi delle varie stringhe. Non si dimentichi poi di inserire un banale campo finale che suggerisce se il materiale si trova in formato digitale o in altro formato (cartaceo o analogico per esempio).
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